FAQ Scomode: le 10 domande sulle linee vita a cui in pochi danno risposte chiare ed oneste.

DiEmanuele Mazzieri

FAQ Scomode: le 10 domande sulle linee vita a cui in pochi danno risposte chiare ed oneste.

L’acronimo FAQ non mi è mai piaciuto, mi ricorda molto un altro acronimo inglese che sta a significare, più o meno, Fornication Under Consent of the King.

FAQ invece sta a significare Frequent Asked Question ed è un modo molto utile e pratico per rispondere alle domande che più spesso vengono poste dai clienti/utenti.

Le FAQ che trovi sui siti dei principali produttori ed installatori sono generalmente quelle a cui è più facile dare risposte chiare e in un certo senso, scontate.

“Quando è obbligatorio installare una linea vita? Quanto posso detrarre sul 730? Serve l’approvazione della maggioranza dei millesimali di condominio? Quali sono le modalità di pagamento? Cosa deve contenere l’ETC? … ecc ecc.”

Secondo voi, su una scala da 1 a 10, quanto gliene frega al proprietario del tetto o all’Amministratore di Condominio sapere quali siano i documenti che deve contenere l’ETC o quali siano le norme fiscali che regolano le linee vita?

Ecco perchè ho voluto stilare l’elenco delle 10 domande più scomode che periodicamente mi sono state sottoposte e alle quali i miei capi mi hanno sempre imposto di rispondere in maniera politica: la peggiore politica a cui siamo stati abituati negli ultimi 30 anni.

Finalmente lavoro per conto mio, quindi ‘ste domande, queste FAQ,  me le faccio e me le rispondo, spero le troviate utili per scegliere il vostro prossimo fornitore/installatore di fiducia.

“Emanuele, perché solo 10? A me ne vengono in mente un centinaio”

Solo dieci per cominciare. Sono FAQ, non è un romanzo. Mi prendo comunque l’impegno di aggiornarle se necessario.

FAQ n. 1 – Perché il produttore che ti offre sempre tutto, evita il più possibile di farti anche l’Elaborato Tecnico della Copertura o la Relazione di Calcolo Strutturale?

La maggior parte dei produttori sono, appunto, produttori. Vendere è il loro scopo primario e la loro organizzazione è pensata per produrre e vendere il dispositivo. Per farlo, in un regime di concorrenza agguerrita,  offrono anche buona parte di quei servizi “rognosi” che spetterebbero al progettista o al coordinatore della sicurezza .

Qui subentra un circolo vizioso, della serie che se dai un dito, ti prendono un braccio e la volta dopo vogliono partire dal braccio in su.

Siccome molti Progettisti e Coordinatori della sicurezza sono piuttosto inesperti sull’argomento specifico delle linee vita, hanno presto imparato che è il produttore stesso a offrire la “progettazione gratuita”.

Per cui, senza sforzo, passano la palla direttamente all’impresa dicendogli “c’è da fare la linea vita, pensaci tu”.

A loro volta, l’impresa chiama il suo fornitore e gli dice: “pensaci tu”.

In termini di legge, il produttore, ammesso che sia geograficamente e logisticamente a portata di cantiere, dovrebbe incaricare un suo progettista interno o uno strutturista.

Questi dovrebbe chiamare il proprietario e farsi rilasciare un incarico scritto.

In seguito,  dovendo realmente valutare tutti i rischi, non solo sul tetto ma anche durante il percorso per raggiungere il tetto, il progettista dovrebbe quantomeno eseguire un sopralluogo in sicurezza: allestire le sicurezze temporanee, noleggiare una piattaforma, ecc ecc.

Durante il sopralluogo, dovrebbe fare un’ispezione alla struttura dopodichè dovrebbe fare una verifica strutturale i cui risultati potrebbero bocciare la soluzione iniziale che era così facile ed economica ma adesso non lo è più.

Quindi, quello che inizialmente doveva essere un servizio propedeutico alla vendita (“tranquillo, mandami l’indirizzo di Google Earth che il progetto te lo faccio io”) diventa un bel boomerang di ferro e filo spinato.

Ecco perché il “ti faccio tutto io” in realtà è quasi sempre “…tutto io tranne ETC e Relazione di Calcolo, lì ti conviene sentire il tuo ingegnere di fiducia”.

Poi ci sono anche produttori con una propria rete di tecnici di fiducia che, facendo quello dalla sera alla mattina tutta la settimana, fanno un bel lavoro preciso e ad un prezzo competitivo firmando tutto e assumendosene ogni responsabilità… ma non è quasi mai gratuito, al limite è “compreso nel prezzo”.

Se vuoi sapere qualcosa di più sull’ETC, vai sul sito della Regione Toscana

FAQ n. 2 – Perché il produttore non fa mai troppe domande su cosa c’è sotto una lamiera grecata ma gli basta sapere lo spessore?

La seconda domanda si riallaccia in parte alla prima: per un lavoro fatto bene bisogna chiedere al coperturista di alzare una lastra, verificare che tipo di sottostruttura c’è (fare i calcoli) e, quasi sempre, predisporre un rinforzo.

Questo trova spesso resistenze da parte della maggior parte dei coperturisti, resistenze che spesso, per ragioni pratiche ed economiche ma anche perché non c’è nessun ente che poi verifica o sanziona, portano il coperturista a cambiare fornitore.

Fanno prima.

“Gli altri non me lo chiedono, tu perché mi fai perdere tempo? Lo sai che significa alzare una lastra? E se poi si rompe, dove ne ritrovo una uguale? Il rinforzo della listellatura non era previsto nel contratto che mi ha firmato a e adesso non vado certo a chiedergli il sovraccosto , tanto non me la pagherebbe… ecc ecc “

Ecco perché i produttori non vanno a stuzzicare quel can che dorme

anzi, nemmeno eseguono le prove con le varie tipologie di listellatura ( la maggior parte non lo fa) tanto la Norma UNI chiede solo di verificare la tenuta sul materiale base che, nel caso delle coperture metalliche, è la lastra di estradosso, indipendentemente da come questa è ancorata al resto del tetto.

E tra l’altro, le Norme UNI sono volontaristiche e non cogenti, ma anche questa è un’altra storia.

Come detto già nella FAQ n° 1, dovrebbe intervenire un tecnico progettista e strutturista con la sua procedura completa… e qui nascono altre questioni e problematiche di metodo.

Solo recentemente e timidamente, alcuni produttori hanno cominciato a capire il valore di fornire un’idea di come dovrebbe essere la sottostruttura ma non si espongono più di tanto… comunque è già qualcosa.

Qui lo dico e lo ribadisco, il futuro del mercato delle linee vita su lamiera lo possiederà quel produttore che comincerà a dire e a dimostrare che i suoi dispositivi hanno passato le prove  NON SOLO DI TENUTA SULLA LAMIERA ESTERNA ma anche su tutto il pacchetto di copertura e sulla maggior parte delle sottostrutture esistenti, indicando chiaramente passi, materiali e sezioni… fino al solaio o alla trave secondaria.

vedi articolo correlato: Certificazione a Norma UNI 11578:2015 – gli impegni e gli sforzi

FAQ n. 3 – Perché solo alcuni Installatori propongono ed eseguono il collaudo mentre altri lo sconsigliano?

Collaudo? Quale collaudo?

Il collado, come diceva il Conte Uguccione di Bebo Storti, “è solo nelle vostre menti bahate”

Voglio dire che “collaudo” è una parola che male si sposa con un dispositivo progettato per funzionare bene la prima volta e che poi andrebbe sostituito.

Collaudereste l’airbag sulla vostra auto appena comprata?

Collaudo, molto spesso infatti significa distruzione del dispositivo e sollecitazione importante della struttura.

Inoltre, nessuna norma specifica sull’anticaduta regolamenta o spiega come debba essere fatto questo collaudo.

L’unico collaudo di cui si parla è un collaudo a trazione assiale degli ancoranti che in parole povere significa “tirare verso l’alto” i dispositivi fino a raggiungere i 500 kg di sforzo per saggiare la tenuta sulla struttura.

Per cui:

Non si sa esattamente come collaudare una linea vita quindi molto meglio affidarsi ad una verifica strutturale con firma di un ingegnere: non ci da certezza assoluta ma quantomeno poi,  se sbaglia, paga l’ingegnere.

Collaudare una linea vita significa doverla in seguito sostituire e farla pagare due volte al cliente

Significa sollecitare viti e struttura in maniera rischiosa poiché molto spesso si indeboliscono i fissaggi se non la struttura stessa (vedi linee vita su lamiera).

Significa fare qualcosa di non raccomandato dalle Norme.

Ci sono poi alcuni produttori che raccomandano un loro metodo per eseguire i collaudi sulle loro linee vita… ma è e rimane una loro raccomandazione e comunque devono pur vendere i kit per fare i collaudi a qualcuno..

vedi articolo correlato: Collaudo Linee Vita: chiarimenti

FAQ n. 4 – Perché il mio installatore mi dice che LUI è abilitato all’installazione e altri no?

Potrebbe essere vero se solo esistesse una regolamentazione sull’abilitazione all’installazione delle linee vita.

Per farla breve, nessuna norma o legge disciplina il mestiere di “installatore di linee vita”. L’installatore di linee vita è una figura non regolamentata.

Esiste solo un tipo di abilitazione, a discrezione del produttore di dispositivi, che è quella alla manutenzione straordinaria dei dispositivi di propria produzione.

Tradotto vuol dire:

“Io produttore di linee vita autorizzo l’installatore (nome e cognome) a ripristinare i miei dispositivi in caso di manutenzione straordinaria o caduta… in questo modo posso mantenere le condizioni di garanzia ecc ecc.”

Pure e semplici motivazioni commerciali.

Ovvio è che, se un installatore ha seguito un “corso per installatori” presso tal produttore, ne consegue che ne saprà, su quel prodotto, probabilmente di più di un altro…

Vedi articolo correlato: “Io non posso installare le tue linee vita…”

FAQ n. 5 – Perché alcuni prodotti necessitano di una manutenzione annuale mentre altri, a detta dei produttori, necessitano solo di una manutenzione quadriennale?

Per prima cosa chiariamo che c’è la manutenzione e c’è l’ispezione. Spesso i termini vengono associati alla medesima operazione ma tecnicamente non è così.

  • Ispezione: si esegue a vista o con strumenti di misurazione sui dispositivi
  • Manutenzione: si esegue aggiustando o sostituendo parti del dispositivo qualora, a seguito dell’ispezione, risultino danneggiati o consumati.

Le norme UNI (795 e 11578) consigliano un’ispezione sui dispositivi ogni 2 anni e un’ispezione sulle strutture ogni 4 anni.

Generalmente i produttori tendono a riportare queste tempistiche oppure ad allungarle.

L’ultima parola ce l’ha il progettista che, se lo ritiene necessario e sulla base di particolari condizioni tecniche, può prescrivere in ETC anche ispezioni più frequenti… anche più di una all’anno.

FAQ n. 6 – Perché il mio installatore non mi ha avvisato che la linea vita appena installata ha bisogno di ispezioni regolari o manutenzioni?

La linea vita è un dispositivo, uno strumento. Quelli bravi la chiamano “una utility”.

Come tale, va ispezionata per assicurarsene l’efficienza.

l’ispezione, proprio come i controlli su un’automobile, è onere del proprietario della linea vita. Spetta a lui farla fare.

L’installatore evoluto propone, insieme all’installazione, anche un programma di ispezioni.

FAQ n. 7 – Perché, sullo stesso tetto ho avuto 3 o 4 preventivo diversi con progetti completamente diversi? Chi ha ragione? Chi sbaglia? Quale è il migliore?

Le normative lasciano ampi spazi di manovra, sia ai produttori sia ai progettisti.

All’interno di questi paletti, il principio base è che va garantita la massima sicurezza sotto ogni aspetto,  a discrezione del progettista responsabile.

In base ai dispositivi impiegati e in base alle valutazioni professionali del progettista incaricato, lo schema di installazione che può proporre una ditta potrebbe essere molto diverso dalle proposte di altri competitor.

Gli elementi per valutare una corretta progettazione sono riportati sulla Norma UNI 11560:2014  e, riassunti a grandi linee sono:

  • Verifica strutturale del sistema con esito positivo;
  • Scelta di elementi da ancorare direttamente alla struttura oppure da fissare sopra il manto;
  • Totale raggiungimento di ogni angolo del tetto con il minor numero possibile di cambio dpi;
  • Minor numero possibile di manovre;
  • Facilità di utilizzo (principio di ergonomia)
  • Impedimento della caduta (meglio progettare in modo che si impedisca di arrivare a cadere piuttosto che prevedere una caduta con successivo recupero.
  • Necessità di opere edili accessorie (esempio, ripristino dell’impermeabilizzazione nei punti di raccordo).

L’interpretazione di tali parametri, a discrezione del progettista, porta a prezzi molto variabili.

Di principio,  userei il sempre valido metodo che insegnano ad ogni responsabile acquisti: iniziate con lo scartare l’offerta più alta ma anche la più bassa.

FAQ n. 8 – Perché alcuni produttori rilasciano una garanzia di 5 anni e altri addirittura 30 nonostante i materiali e i metalli siano simili?

Potrei rispondere a questa domanda parlando di come le leggi si siano evolute grazie agli interventi, negli anni, delle associazioni di consumatori, ecc. ecc. fino ad arrivare ad una serie di leggi che prevedono: 1 anno per difetti di fabbrica dei dispositivi, 10 anni sui vizi di installazione da parte delle ditta che esegue i lavori.

Poi vi è il marketing: ogni produttore che si rispetti scrive a caratteri cubitali  gli anni di garanzia salvo poi presentare ha un documento che si chiama “esclusione di garanzia”.

Tale documento, in generale, dice che “il prodotto è sempre garantito tranne nei casi in cui…” ed elenca una serie infinita di casistiche che fanno si che il prodotto non debba mai essere sostituito in garanzia

Con queste premesse, possono garantire i prodotti anche 50 anni!

Il vero difetto di fabbrica, se estetico, viene fuori entro un anno mentre se è strutturale, viene fuori solo al momento dell’utilizzo.

Per questo, più che della garanzia con esclusioni, è meglio chiedere se esiste la possibilità di acquistare un servizio di ispezione annuale o biennale, in modo da intervenire tempestivamente, oppure chiedere se il prodotto è coperto da polizza assicurativa (responsabilità civile prodotto – RCP).

FAQ n. 9 – Cosa succede alla linea vita permanente sul tetto se qualcuno cade e la mette in funzione?

Semplifichiamo.

Ci sono 3 grandi famiglie di dispositivi linea vita e ancoraggi contro le cadute dall’alto:

  • I dispositivi strutturali INDEFORMABILI
  • I dispositivi strutturali a DEFORMAZIONE PLASTICA CONTROLLATA
  • I dispositivi ad ancoraggio meccanico su manto metallico (viti, rivetti o morsetti)

Tra questi, i dispositivi Tipo C (a cavo flessibile) hanno generalmente come componente un elemento di assorbimento, una molla che a sua volta può essere a trazione (si allunga) o a compressione (si schiaccia).

Nei dispositivi Tipo C a DEFORMAZIONE PLASTICA CONTROLLATA, è solitamente il palo stesso che ha funzione di dissipazione delle forze, deformandosi.

Nei dispositivi da lamiera, è la lamiera stessa (il materiale base) che contribuisce alla dissipazione, deformandosi.

Ne consegue che, dopo una caduta, ogni sistema ha almeno un elemento da sostituire:

  • per i dispositivi INDEFORMABILI, è spesso la molla e/o il tenditore ma molto più spesso l’elemento di ancoraggio (anello) come anche il binario stesso, nel caso di un ancoraggio rigido Tipo D.
  • per i dispositivi A DEFORMAZIONE PLASTICA, tendenzialmente si sostituisce tutto.
  • per i dispositivi SU LAMIERA, spesso si deve sostituire anche parte delle lastre di copertura.

In tutti i casi,  andrebbe poi data anche una riguardata a ciò che potrebbe essere successo, a causa dell’urto, alla struttura sottostante che viene sollecitata pesantemente (come per i collaudi di cui al punto (3).

Ma questo, badate bene, non deve essere un deterrente all’installazione di una linea vita perché il SUO LAVORO è quello di salvare una vita, non quello di salvare il tetto o autoconservarsi.

Voi rinuncereste all’Airbag per paura che esplodendo vi rompa il cruscotto? Certo che no! 

FAQ n. 10 – Perché mi hanno installato un parapetto senza relazione di calcolo?

Perché non è un parapetto! Mi spiego meglio…

In commercio esistono più tipi di parapetti:

  1. quelli ad uso temporaneo.
  2. quelli ad uso protezione permanente di macchinari o impianti.
  3. quelli permanenti per tetti.

Lasciando stare quelli temporanei, i permanenti per macchine devono avere delle prestazioni più basse rispetto ai permanenti da tetto.

Sono disciplinati da una Norma UNI, la 14122-3:2016, che ne elenca le caratteristiche minime e non fa cenno alla verifica della struttura di supporto.

Non si calcola mai la struttura di supporto anche perché gli sforzi per cui sono testati arrivano a soli 30 kg sul montante e nella mezzeria del corrente tra 2 montanti contigui.

I parapetti per tetti devono invece rispondere a Norme Tecniche di Costruzioni,  normative cogenti.

Le NTC prevedono che i parapetti vengano verificati in relazione alla struttura alla quale andranno ancorati pertanto serve una Relazione di Calcolo strutturale da depositare.

Se sul tetto, tutto il tetto senza impianti o macchinari,  vi hanno installato un parapetto 14122-3:2016, non hanno sicuramente fatto la Relazione di Calcolo Strutturale  (evento raro se non è imposto dal committente).

Peccato che sul tetto,  le leggi impongono siano usati i parapetti costruiti secondo NTC 2008

Quindi: No relazione di calcolo? Hai risparmiato ma non hai fatto tutto secondo le norme.

vedi articolo correlato:Parapetto a norma UNI 14122-3 Vs. parapetto a norma NTC 2008

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Info sull'autore

Emanuele Mazzieri administrator

Geometra sulla carta, padre e marito da 4 anni, Harleysta nei weekend e commerciale da sempre. Da 17 anni sui tetti, applico le nuove tecnologie nella catena della sicurezza anticaduta delle aziende e dei condomini.

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